Le Dimore storiche della Val di Non

Palazzo Assessorile | Cles

Nel cuore di Prato, assieme a Spinazeda e a Pez-San Vigilio uno degli antichi nuclei attorno ai quali si è sviluppato il paese di Cles, si erge Palazzo Assessorile. La piazza su cui s’affaccia è un punto nevralgico per la borgata anaune, con Palazzo Scotti, ove sono oggi sistemati gli uffici del comune, e Palazzo Dal Lago de Sternfeld, ex sede del Tribunale. Esternamente, la struttura compatta e austera, di sapore ancora medievale, maschera bene la complessa evoluzione architettonica della fabbrica e i differenti usi nel corso della sua storia: da casa-torre con destinazione abitativa e di deposito per derrate alimentari a dimora signorile e, ancora, a palazzo pubblico, sin da quando divenne sede dell’Assessore delle Valli di Non e di Sole, dal quale deriva la sua attuale denominazione.

Casa da Marta | Coredo – Comune di Predaia

Coredo, oggi frazione del Comune di Predaia, è un importante centro della media Val di Non, su cui si affaccia come un panoramico balcone. Nel nucleo più antico dell’abitato, sono numerose le fabbriche di notevole valore storico e architettonico, alle cui mura secolari il passato ha conferito un fascino inconfondibile. Una delle più significative tra queste antiche dimore di forte valenza identitaria per la comunità locale è senza dubbio Casa da Marta, nel centro del paese.

Casa de Gentili | Sanzeno

Al cospetto della grande fontana in pietra nella piazza di Sanzeno, s’innalza Casa de Gentili: immobile di inestimabile valore, non soltanto architettonico, e residenza signorile tra le più significative e interessanti dell’intera vallata. Di fondazione certo più antica, come confermano le indagini archeologiche che hanno documentato nell’area in questione un’attività insediativa intensa e articolata dall’epoca preromana all’età rinascimentale e moderna, la fabbrica conobbe trasformazioni decisive per l’assetto attuale a partire dalla seconda metà del Cinquecento. In seguito, una definitiva sistemazione, databile al Settecento inoltrato, determinò la creazione di un’autentica dimora patrizia, confacente allo status dei suoi abitanti nonché ingentilita da squisitezze formali quali portoni decorati, eleganti trifore e inferriate in ferro battuto di non comune bellezza e rarità. I proprietari eponimi del palazzetto furono i de Gentili, che appartenevano al rango nella nobiltà “minore” o “rurale”.

Casa Campia | Revò

Tra le dimore gentilizie più interessanti della valle, Casa Campia sorge non lontano dalla piazza principale di Revò, ai margini della via IV novembre, ossia del tratto locale della Strada Statale 42 del Tonale e della Mendola che sale verso il paese di Fondo e di qui ai passi delle Palade e della Mendola, per poi scendere verso i fondovalle altoatesini. Acquistata dal Comune nel 1989 e interamente restaurata negli anni seguenti, è stata per secoli proprietà della nobile famiglia Maffei, che verosimilmente la ristrutturò e ampliò a partire da una costruzione preesistente assegnata dalla tradizione ai nobili de Campi di Cles, da cui avrebbe derivato la sua peculiare denominazione di Campia.

Palazzo Aliprandini Laifenthurn | Livo

Lo speciale pregio storico-artistico di Palazzo Aliprandini-Laifenthurn, che ne fa una delle costruzioni più importanti della Val di Non, si apprezza particolarmente osservando i suoi esterni, contraddistinti sia da torri angolari, retaggio ingentilito dell’architettura fortificata medievale, sia da una ricerca, ormai compiutamente rinascimentale, di proporzioni equilibrate e di simmetria nella distribuzione delle aperture: tratto, questo, che predomina tutt’oggi sulle numerose modifiche subite dall’edificio. Tali caratteristiche, proprie dell’età madruzziana a cavallo dei secoli XVI e XVII, sono manifestazione tangibile di una nuova sensibilità, affermatasi presso i ceti gentilizi dell’intera vallata ma anche del vicino Oltradige altoatesino, dove numerose sono le fabbriche tipologicamente e morfologicamente affini a quella di Livo. Tali ceti erano allora impegnati a convertire le proprie dimore in ville-palazzo, all’insegna di un’eleganza e di un confort maggiori e di chiari influssi del Rinascimento italiano.

Palazzo Endrici | Don

Alle pendici del Monte Roen, in posizione defilata su di un altopiano baciato dal sole, si sviluppa il paese di Don, ora frazione del comune di Amblar-Don. Il borgo è originato da tre antiche ville: di Sopra, di Mezzo e di Sotto. Nella parte alta dell’abitato (Villa di Sopra), salendo dalla piazza antistante alla chiesa parrocchiale, oltre il caratteristico portico di Casa Simbeni, si alza il fronte di Palazzo Endrici. A costruirlo, nel corso del Settecento, furono gli Endrici. Originaria di Rallo – attuale frazione del Comune di Ville d’Anaunia – e nobilitata il 6 gennaio del 1535 con diploma del principe vescovo di Trento Bernardo Cles (1485-1539), nel primo quarto del Seicento la famiglia si era trasferita a Don affermandosi, nel volgere di appena pochi decenni, fra le più cospicue del paese.

Palazzo Morenberg | Sarnonico

Nel mezzo dall’altopiano dell’Alta Val di Non (o Alta Anaunia), che si estende fra i Passi delle Palade, a ovest, e della Mendola, a est, importanti vie di collegamento con i fondivalle altoatesini, è il paese di Sarnonico. Il suo nucleo storico si concentra a oriente, ossia alle pendici di quel morbido declivio sul quale – in posizione rilevata – si trova quanto oggi rimane del castello Morenberg dove, distrutto da rovinosi incendi e quindi decaduto ad abitazione colonica, ebbe la sua più antica sede l’omonima famiglia nobile. Attestata sin dai secoli XIII e XIV, durante il Quattrocento la dinastia dei Morenberg fu vivaio di uomini di legge e vicari nelle giurisdizioni nonese di Castelfondo e di Arsio. Così, ad esempio, avvenne al principio del Cinquecento per Nicolò che, già Vicario di Castelfondo, fu poi massaro vescovile delle Valli del Noce, ufficio che ricoprì fino al 1528. Inoltrandosi nell’età moderna, i Morenberg pensarono di affiancare al maniero avito, più isolato, una dimora nel centro abitato di Sarnonico, acquistando – correva l’anno 1544 – una “domus”, ovvero una casa, presso la centrale piazza pubblica del borgo. È qui che, di là a qualche decennio, si stabilì Carlo, trasferitovisi dal Castello di Giovo o della Rosa, a Ville di Giovo (frazione del Comune di Giovo) in Val di Cembra, che i Morenberg avevano acquisito qualche tempo prima assieme ai feudi della famiglia Giovo (ted. Jauffen). A lui si deve la radicale riconfigurazione del palazzetto che, riprogettato, sopraelevato e internamente ristrutturato assunse l’odierno aspetto di raffinata residenza signorile.