Casa de Gentili raccontata in un documentario

Casa de Gentili diviene, nel 2012, sede del Centro Culturale d’Anaunia.

Guarda la storia del palazzo raccontata nel piacevole documentario qui sotto riproposto solo per voi!

Esso vi condurrà alla scoperta delle vicende storiche che hanno interessato lo splendido palazzo di Sanzeno e non solo…

Un racconto particolareggiato della dimora gentilizia di Sanzeno – da sempre conosciuta come “Casa de Gentili” – sviluppato tra i maggiori processi storici che hanno coinvolto la Val di Non.

Durata del documentario: 46′ 28”


 


 

Casa de Gentili è uno splendido palazzo cinquecentesco, di proprietà del Comune di Sanzeno, che si erge nella piazza centrale del paese, all’imbocco della strada che porta al celebre eremo di San Romedio. Assieme ai numerosi castelli e palazzi nobiliari dislocati su tutto il territorio della Val di Non, la dimora si distingue nettamente dall’edilizia contadina più povera e semplice. La famiglia de Gentili faceva parte della nobiltà rurale e cioè di diversa estrazione rispetto ai grandi casati che hanno dato il nome alle splendide strutture medievali fortificate della Valle di Non quali, ad esempio, Thun, Cles, Valer e Bragher. I nobili rurali, detti anche gentili (da “gentiles”), esenti o nobili privilegiati, formatisi come classe sociale tra il 1200 e il 1500 abitavano nei centri abitati in abitazioni che si distinguevano da quelle comuni, più umili e dimesse, per la ricercatezza dei particolari architettonici e la presenza di elementi decorativi. Essi avevano diritto di stemma ed erano esentati dall’obbligo di versare le tasse comunali. Il prefisso “de” serviva inizialmente per indicare le persone che appartenevano ad una determinata famiglia del paese. Fu solo con l’avvento della nobiltà che il prefisso “de” assunse il significato di appartenenza ad un’unica e specifica famiglia, indicando la sua posizione privilegiata in confronto alle altre, con diritto di trasmissione del titolo ai figli.

Casa de Gentili è caratterizzata da un assetto compatto riconducibile al periodo tardo-rinascimentale. La dimora si sviluppa su tre piani composti da vari spazi vivibili: il piano terra, alcuni locali seminterrati, il primo piano (abitato sino al 1996) e il secondo piano. Verso est, in direzione della chiesa di Santa Maria, la proprietà comprende un giardino cinto da mura posto su due livelli differenti collegati da alcuni scalini.

Il sistema costruttivo è quello tradizionale della zona, con murature a volte in pietra con malta di calce spenta. Le strutture orizzontali sono di tipo misto, il tetto è a capriate interamente di legno. La distribuzione interna presenta una tipologia rintracciabile anche in altri palazzi nobiliari della Val di Non: salone centrale di distribuzione della varie stanze, volte a botte e a crociera al piano terra, locali rifiniti con decorazioni a tempera e stucco ai piani superiori. La facciata presenta una serie di elementi architettonici fortemente connotanti quali l’ingresso con arco a tutto sesto in pietra e portone in  legno intarsiato su cui è scolpito lo stemma di famiglia, il poggiolo in pietra con porta e finestre ad arco a tutto sesto e colonnine lavorate al primo piano, la trifora al secondo piano con stipiti a lesene e colonnine. Al primo piano le finestre sono protette lungo tre facciate da pregevoli inferriate in ferro battuto. Sopra le finestre del primo piano, dipinti sull’intonaco, si possono osservare dei rosoni decorativi, mentre gli spigoli dell’edificio sono valorizzati da finte pietre angolari incise nell’intonaco. I rapporti economici e culturali che i de Gentili intrattenevano con l’Alto Adige si ravvisano anche nelle somiglianze tra le inferriate del palazzo di Sanzeno con quelle di alcuni edifici di Egna e San Michele d’Appiano. Nell’inferriata posta sopra il portone d’ingresso, sono distinguibili le iniziali G.G.C.G. verosimilmente riferibili a Giovanni Giorgio Giuseppe Capitano a Livinallongo vissuto tra il 1740 e il 1782: estremi cronologici entro cui inserire l’epoca di realizzazione dei manufatti in ferro. Del resto, anche il grappolo a vite e il pampino sono tipici dell’Alto Adige: zona in cui veniva praticata la coltura delle piante da vino.

L’esterno di Casa de Gentili si presenta come un grande e unico blocco mentre al suo interno la distribuzione dei locali è articolata e in alcuni punti complessa: risultato di  trasformazioni e adattamenti succedutisi nel tempo. Tutto l’arredo del palazzo, oggi di proprietà del BIM dell’Adige, conta un numero alto di manufatti di vario tipo: apparati lignei d’arredo (mobili, cassapanche, etc…), accessori da cucina e del “Laboratorium” (farmacia\erboristeria) e numerose tele dipinte.

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